Il navigatore ci porta, attraverso strade improbabili fino a Rossaveal. In questa occasione ha dato veramente il massimo, tanto che in alcuni momenti ci siamo veramente sentiti persi, in mezzo alla campagna più sperduta. E invece alla fine ha avuto ragione lui, guida fedele e bizzarra, portandoci a  destinazione in tempo utile.
A Rossaveal non c'è niente a parte il porticciolo ed due parcheggi. Parcheggiamo in quello gratis e prendiamo il traghetto. La giornata è stellare, il traghetto è affollatissimo.
Appena scesi, ci dirigiamo verso i negozi che affittano le bici, ma siamo intercettati da un'orda di isolani che ci offrono bici ad un prezzo più conveniente. E' un vero e proprio assalto al turista, a cui nessuno riesce a sfuggire. L'offerta è veramente conveniente, 7 euro fino al giorno dopo, notte compresa e ci facciamo convincere In traghetto verso le Aran
In traghetto verso le Aran
. La proprietaria è un donnone dai modi energici, efficiente e gentile. Prima di andare all'ostello, scarichiamo la scheda della macchina fotografica, in un Internet Point locale. Una coppia di ragazzi italiani ci fa un dvd con le foto che abbiamo fatto (più di 400!). Sono due giovani simpatici, lavorano qui d'estate e “in giro” durante l'inverno. Lui sviluppa software in php mentre lei bada ai turisti. Chissà se lui riesce a godersi il posto, il suo sguardo perso nel monitor mi fa pensare di no...
Andiamo all'ostello, il Mainistir House Hostel, una decina di minuti in bicicletta dal porticciolo. E' un posto fantastico, su una collina con vista sulla costa irlandese. Il tempo di lasciare il bagaglio (una borsa in tre) e cominciamo il nostro giro dell'isola. In giro ci sono solo turisti in bicicletta, turisti sul calessino, turisti nei furgoni-taxi. L'isola è una delizia. Ci fermiamo in una spiaggia di sabbia bianca a prendere un po' di sole. Due ore ad arrostirci. Il sole è fortissimo, ho già visto diversi isolani spalmarsi la crema da sole mentre attendono i turisti vicino ai loro calessini.
Sono i primi momenti di relax di una vacanza dai ritmi un po' frenetici. Ci sono tante cose da vedere e siamo in continuo movimento. Diego vince una gara a chi fa la scritta sulla sabbia più grande. La scritta “Irish rule” impallidisce a fianco di una gigantesca “Italia” In traghetto verso le Aran
In traghetto verso le Aran
.  Orgoglio nazionale.
Di nuovo in sella, percorriamo il tour dell'isola fino ad una chiesa.  Poi ci arrampichiamo fino al forte Dun Aengus. Lasciamo le bici alla biglietteria e saliamo a piedi lungo il sentiero.
Il forte è una spettacolo unico. Si tratta di una costruzione semicircolare, costruita in corrispondenza di una scogliera. Il lato aperto coincide con un salto nel vuoto di 89 metri. Due le ipotesi: il forte è stato concepito così, in quanto non era necessario difendere il lato della scogliera, già naturalmente protetto, oppure il forte era originariamente circolare e una parte è crollata insieme alla scogliera.
Comunque sia andata, il luogo toglie il fiato. Diego e Carmen si affacciano sul vuoto. Io non sono per niente tranquillo. C'è molto vento ed in passato ci sono stati incidenti mortali. La giornata è bellissima e sullo sfondo si vede la costa irlandese.
Percorrendo il sentiero a ritroso, incontriamo una casetta degli elfi. Pare che sia tradizione costruirle per ingraziarseli.
Riprendiamo le bici, ma per poco, perchè Diego buca. Raggiungo il negozio per chiedere soccorso, ma nel frattempo l'efficiente “servizio scopa” dell'isola ha già provveduto a sostituire la bici di Diego Isole Aran
Isole Aran
. Durante l'attesa, familiarizzo con i due ragazzi del noleggio, che sono dei fan dell'attuale coach dell'Irlanda, Giovanni Trapattoni (“Great Man!”).
Ci ritroviamo al market dell'isola, dove ci rapinano per una spesa frugale. Andiamo all'ostello per prepararci la cena, mentre intorno sta esplodendo un tramonto impareggiabile. Dalla cucina dell'ostello si vede il cielo. Siamo soli e non abbiamo fretta di uscire.
Benediciamo l'intuizione di Carmen, che ha proposto di dormire nell'isola. La maggior parte dei turisti arriva col traghetto delle 11 e va via con quello delle 18, troppo poco per godersi l'isola, che risplende proprio al tramonto.
Usciamo. Con le bici arriviamo al pub “Ti' Joe Watty's” dove non ci saranno problemi per Diego. I controlli qui nell'isola sono senz'altro meno severi. La serata musicale è condotta da un bravo cantante-chitarrista, che propone un repertorio di pezzi famosi. Cantiamo di tutto.



Il navigatore ci porta, attraverso strade improbabili fino a Rossaveal. In questa occasione ha dato veramente il massimo, tanto che in alcuni momenti ci siamo veramente sentiti persi, in mezzo alla campagna più sperduta. E invece alla fine ha avuto ragione lui, guida fedele e bizzarra, portandoci a  destinazione in tempo utile.
A Rossaveal non c'è niente a parte il porticciolo ed due parcheggi. Parcheggiamo in quello gratis e prendiamo il traghetto. La giornata è stellare, il traghetto è affollatissimo.
Appena scesi, ci dirigiamo verso i negozi che affittano le bici, ma siamo intercettati da un'orda di isolani che ci offrono bici ad un prezzo più conveniente. E' un vero e proprio assalto al turista, a cui nessuno riesce a sfuggire. L'offerta è veramente conveniente, 7 euro fino al giorno dopo, notte compresa e ci facciamo convincere In traghetto verso le Aran
In traghetto verso le Aran
. La proprietaria è un donnone dai modi energici, efficiente e gentile. Prima di andare all'ostello, scarichiamo la scheda della macchina fotografica, in un Internet Point locale. Una coppia di ragazzi italiani ci fa un dvd con le foto che abbiamo fatto (più di 400!). Sono due giovani simpatici, lavorano qui d'estate e “in giro” durante l'inverno. Lui sviluppa software in php mentre lei bada ai turisti. Chissà se lui riesce a godersi il posto, il suo sguardo perso nel monitor mi fa pensare di no...
Andiamo all'ostello, il Mainistir House Hostel, una decina di minuti in bicicletta dal porticciolo. E' un posto fantastico, su una collina con vista sulla costa irlandese. Il tempo di lasciare il bagaglio (una borsa in tre) e cominciamo il nostro giro dell'isola. In giro ci sono solo turisti in bicicletta, turisti sul calessino, turisti nei furgoni-taxi. L'isola è una delizia. Ci fermiamo in una spiaggia di sabbia bianca a prendere un po' di sole. Due ore ad arrostirci. Il sole è fortissimo, ho già visto diversi isolani spalmarsi la crema da sole mentre attendono i turisti vicino ai loro calessini.
Sono i primi momenti di relax di una vacanza dai ritmi un po' frenetici. Ci sono tante cose da vedere e siamo in continuo movimento. Diego vince una gara a chi fa la scritta sulla sabbia più grande. La scritta “Irish rule” impallidisce a fianco di una gigantesca “Italia” In traghetto verso le Aran
In traghetto verso le Aran
.  Orgoglio nazionale.
Di nuovo in sella, percorriamo il tour dell'isola fino ad una chiesa.  Poi ci arrampichiamo fino al forte Dun Aengus. Lasciamo le bici alla biglietteria e saliamo a piedi lungo il sentiero.
Il forte è una spettacolo unico. Si tratta di una costruzione semicircolare, costruita in corrispondenza di una scogliera. Il lato aperto coincide con un salto nel vuoto di 89 metri. Due le ipotesi: il forte è stato concepito così, in quanto non era necessario difendere il lato della scogliera, già naturalmente protetto, oppure il forte era originariamente circolare e una parte è crollata insieme alla scogliera.
Comunque sia andata, il luogo toglie il fiato. Diego e Carmen si affacciano sul vuoto. Io non sono per niente tranquillo. C'è molto vento ed in passato ci sono stati incidenti mortali. La giornata è bellissima e sullo sfondo si vede la costa irlandese.
Percorrendo il sentiero a ritroso, incontriamo una casetta degli elfi. Pare che sia tradizione costruirle per ingraziarseli.
Riprendiamo le bici, ma per poco, perchè Diego buca. Raggiungo il negozio per chiedere soccorso, ma nel frattempo l'efficiente “servizio scopa” dell'isola ha già provveduto a sostituire la bici di Diego Isole Aran
Isole Aran
. Durante l'attesa, familiarizzo con i due ragazzi del noleggio, che sono dei fan dell'attuale coach dell'Irlanda, Giovanni Trapattoni (“Great Man!”).
Ci ritroviamo al market dell'isola, dove ci rapinano per una spesa frugale. Andiamo all'ostello per prepararci la cena, mentre intorno sta esplodendo un tramonto impareggiabile. Dalla cucina dell'ostello si vede il cielo. Siamo soli e non abbiamo fretta di uscire.
Benediciamo l'intuizione di Carmen, che ha proposto di dormire nell'isola. La maggior parte dei turisti arriva col traghetto delle 11 e va via con quello delle 18, troppo poco per godersi l'isola, che risplende proprio al tramonto.
Usciamo. Con le bici arriviamo al pub “Ti' Joe Watty's” dove non ci saranno problemi per Diego. I controlli qui nell'isola sono senz'altro meno severi. La serata musicale è condotta da un bravo cantante-chitarrista, che propone un repertorio di pezzi famosi. Cantiamo di tutto.

Il navigatore ci porta, attraverso strade improbabili fino a Rossaveal. In questa occasione ha dato veramente il massimo, tanto che in alcuni momenti ci siamo veramente sentiti persi, in mezzo alla campagna più sperduta. E invece alla fine ha avuto ragione lui, guida fedele e bizzarra, portandoci a destinazione in tempo utile. A Rossaveal non c'è niente a parte il porticciolo ed due parcheggi. Parcheggiamo in quello gratis e prendiamo il traghetto. La giornata è stellare, il traghetto è affollatissimo. Appena scesi, ci dirigiamo verso i negozi che affittano le bici, ma siamo intercettati da un'orda di isolani che ci offrono bici ad un prezzo più conveniente. E' un vero e proprio assalto al turista, a cui nessuno riesce a sfuggire. L'offerta è veramente conveniente, 7 euro fino al giorno dopo, notte compresa e ci facciamo convincere In traghetto verso le Aran In traghetto verso le Aran . La proprietaria è un donnone dai modi energici, efficiente e gentile. Prima di andare all'ostello, scarichiamo la scheda della macchina fotografica, in un Internet Point locale. Una coppia di ragazzi italiani ci fa un dvd con le foto che abbiamo fatto (più di 400!). Sono due giovani simpatici, lavorano qui d'estate e “in giro” durante l'inverno. Lui sviluppa software in php mentre lei bada ai turisti. Chissà se lui riesce a godersi il posto, il suo sguardo perso nel monitor mi fa pensare di no... Andiamo all'ostello, il Mainistir House Hostel, una decina di minuti in bicicletta dal porticciolo. E' un posto fantastico, su una collina con vista sulla costa irlandese. Il tempo di lasciare il bagaglio (una borsa in tre) e cominciamo il nostro giro dell'isola. In giro ci sono solo turisti in bicicletta, turisti sul calessino, turisti nei furgoni-taxi. L'isola è una delizia. Ci fermiamo in una spiaggia di sabbia bianca a prendere un po' di sole. Due ore ad arrostirci. Il sole è fortissimo, ho già visto diversi isolani spalmarsi la crema da sole mentre attendono i turisti vicino ai loro calessini. Sono i primi momenti di relax di una vacanza dai ritmi un po' frenetici. Ci sono tante cose da vedere e siamo in continuo movimento. Diego vince una gara a chi fa la scritta sulla sabbia più grande. La scritta “Irish rule” impallidisce a fianco di una gigantesca “Italia” In traghetto verso le Aran In traghetto verso le Aran . Orgoglio nazionale. Di nuovo in sella, percorriamo il tour dell'isola fino ad una chiesa. Poi ci arrampichiamo fino al forte Dun Aengus. Lasciamo le bici alla biglietteria e saliamo a piedi lungo il sentiero. Il forte è una spettacolo unico. Si tratta di una costruzione semicircolare, costruita in corrispondenza di una scogliera. Il lato aperto coincide con un salto nel vuoto di 89 metri. Due le ipotesi: il forte è stato concepito così, in quanto non era necessario difendere il lato della scogliera, già naturalmente protetto, oppure il forte era originariamente circolare e una parte è crollata insieme alla scogliera. Comunque sia andata, il luogo toglie il fiato. Diego e Carmen si affacciano sul vuoto. Io non sono per niente tranquillo. C'è molto vento ed in passato ci sono stati incidenti mortali. La giornata è bellissima e sullo sfondo si vede la costa irlandese. Percorrendo il sentiero a ritroso, incontriamo una casetta degli elfi. Pare che sia tradizione costruirle per ingraziarseli. Riprendiamo le bici, ma per poco, perchè Diego buca. Raggiungo il negozio per chiedere soccorso, ma nel frattempo l'efficiente “servizio scopa” dell'isola ha già provveduto a sostituire la bici di Diego Isole Aran Isole Aran . Durante l'attesa, familiarizzo con i due ragazzi del noleggio, che sono dei fan dell'attuale coach dell'Irlanda, Giovanni Trapattoni (“Great Man!”). Ci ritroviamo al market dell'isola, dove ci rapinano per una spesa frugale. Andiamo all'ostello per prepararci la cena, mentre intorno sta esplodendo un tramonto impareggiabile. Dalla cucina dell'ostello si vede il cielo. Siamo soli e non abbiamo fretta di uscire. Benediciamo l'intuizione di Carmen, che ha proposto di dormire nell'isola. La maggior parte dei turisti arriva col traghetto delle 11 e va via con quello delle 18, troppo poco per godersi l'isola, che risplende proprio al tramonto. Usciamo. Con le bici arriviamo al pub “Ti' Joe Watty's” dove non ci saranno problemi per Diego. I controlli qui nell'isola sono senz'altro meno severi. La serata musicale è condotta da un bravo cantante-chitarrista, che propone un repertorio di pezzi famosi. Cantiamo di tutto. 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Selvagge isole aran - Irlanda



Dicono che sia la parte più selvaggia d'Irlanda. Una roccaforte di valori, cultura e lingua vecchia di cento anni. Gaelica. Nella mia testa è solo un nome, sentito molte volte. Evocante. Isole Aran. Scopro per caso che un'amica che non vedo da tempo è andata a vivere lì, è uno dei pochi estranei che si sono insediati tra gli ottocento abitanti di Inishmore, l'isola principale dell'arcipelago. Nel mio breve viaggio in Irlanda non me la voglio far scappare. E già prima di partire la pregusto guardandomi un documentario che questa amica mi ha consigliato. (questo: dailymotion.alice.it/visited/search/living+aran/video/) Attraversata la nazione, da Dublino siamo a Galway. E da lì il giorno dopo ci dirigiamo al porto da cui salperà la nave per l'inconsueto e il selvaggio. Ci aspetta la bufera. Quella che inonda il finestrino e i tergicristalli non riescono a fermarla nemmeno quei pochi istanti che ti permettono di guardare oltre. Vento. Al porto saliamo sulla piccola nave che in meno di un'ora ci porta all'isola. Il progetto è dormire una notte in un b&b, fare un giro in biciletta, leggere qualche poesia di yeats sulle scogliere. Godersi il niente. Ma se il niente è riempito dalla pioggia non è più affascinante, diventa faticoso. Arriviamo al porto di Inishmore con i maglioni e le cerate con il cappuccio. Deborah, la mia amica, ci aspetta al molo, con la bicletta e i sandali, completamente fradicia di pioggia. "Ma qui sono abituati", e lei con loro. Ci infiliamo in un barettino a bere un caffè e mangiare una fetta di apple pie ai chiodi di garofano. Ci racconta dell'isola, delle sue tradizioni, di perchè la gente lascia quel posto e di perchè molte altre ci arrivano, come lei, che ora lavora in un negozio che vende maglioni ai turisti. I maglioni delle Isole Aran, famosi in tutto il mondo, di lana grossa e bianca, annodati con motivi diversi da famiglia a famiglia, un po' sformati e caldi da morire. Ci andiamo a fare un giro in quel negozio, aspettando che la pioggia ci dia una tregua. Ma niente. Mentre proviamo maglioni, sciarpe e cappelli il rumore dell'acqua che batte sul tetto è continuo. E' il 16 di agosto. Usciamo e abbandoniamo l'idea delle bicilette. Sarebbe inutile e non riusciremmo a goderci niente. Così prendiamo un piccolo bus per turisti che ci fa fare un giro per l'unica strada dell'isola, fino al forte di Dun Aengus, una costruzione semicircolare, risalente allla preistoria, a picco su delle scogliere senza protezione da cui ci sporgiamo pericolosamente, considerando anche il vento e la pioggia. Ma lo spettacolo ne vale la pena. Tutt'attorno ecco i muretti a secco di cui parlano tutte le guide turistiche. Qui, si dice, gli isolani hanno creato la terra: non avendo terreno coltivabile, hanno isolato dei pezzi di scogliera con dei muri a secco (bucati per non farli ababttere dal vento) che trattenessero sabbia, alghe, rifiuti, letame e tutto quello che poteva contenere l'humus delle coltivazioni. Impressionante. Mentre torniamo alla nave, abbandonando l'idea di dormire lì a causa del diluvio, con i piedi zuppi, i pantaloni fradici e le mutande bagnate, sento proprio che mi sto perdendo qualcosa. Sento che il posto ha delle potenzialità di fascino che non mi sono riuscito a godere appieno. Prometto di tornarci, ma probabilmente non accadrà mai. O forse sì. E' in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta, e il vento dell'ovest rideva gentile in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti mi hai preso per mano portandomi via. E in un giorno di pioggia ti rivedrò ancora e potro' consolare i tuoi occhi bagnati. In un giorno di pioggia saremo vicini, balleremo leggeri sull'aria di un Reel. (modena city ramblers)





Capo verde dolci tropici all'ombra del vulcano.
In questo pugno di isole storie di pirati e marinai
dal cuore africano, un'arcipelago azzurro, dalla terra rossa,
il nero dei vulcani ed il bianco delle saline. Briciole di roccia vulcanica davanti
alla costa occidentale del continente Africano, ex colonia Portoghese dal mare ancora intatto,
una decina di isole in tutto, acque pulite, aria limpida, immensità blu del cielo africano.
Un clima costante tutto l'anno 24°, i venti ( quello più famoso " l'harmattan " ) hanno reso l'arcipelago meta di appassionati
di windsurf da tutto il mondo. Lisola di Sal e Boavista, offrono dei confort maggiori
come strutture di alloggio, le altre offrono delle sistemazioni più piccole
e modeste come pensioni a conduzione famigliare e case di pescatori.
L'isola di Santo Antào è la più verde di tutto l'arcipelago,
coltivazioni di banane, canna da zucchero e papaia,
nelle sue valli che degradano verso l'oceano si formano stupendi paesaggi naturali che assicurano
splendide passeggiate a piedi ed in montain bike.
L'isola di Sal.: la spiaggia di Santa Maria è la località principale di tutta l'isola,
 
ex villaggio di pescatori, per il resto il nulla prevale, terra arida e consumata dal vento,
non un'albero, un cespuglio, non un viandante, ma ugualmente ricca di sorprese,
gli alleati dell'isola sono l'azzurro del cielo, il rosso della terra,
i colori variopinti delle case, il bianco delle saline che sono pronte ad abbagliarti
con il loro candore, la vera essenza dell'isola di Sal dal quale prende il nome, la vita di Capo Verde parte proprio dal sale,  un tempo commercializzato in tutta l'Africa, in cambio degli schiavi che contribuivano al popolamento dell'arcipelago.
Un mare dai colori smeraldo e turchesi di un'acqua marina, per sprofondare poi nel blu zaffiro intenso dell'oceano Atlantico.
Santiago: un'isola arida punteggiata da oasi di palme,
coltivazioni di banane e papaia, una vegetazione rigogliosa in mezzo ad un mare di roccie.
Colpiscono le donne che in testa portano ogni tipo di cosa.
Il mercato di Praia è vivacissimo centro di commercio per tutta l'isola.
Tarrofal è la meta balneare preferita a anord dell'isola.
Fogo: qui il vero protagonista è il vulcano, da lui sono nate le spiagge nere che la circondano,
l'acciotolato delle strade, e la terra fertile che ti fa dono dalla bocca del vulcano
di un buon vino rosso.
Sao Vincent: è fatta di terra nuda e sarebbe rimasta disabitatase non per i battelli a vapore inglesi arrivati all'inizio dell' 800,
per trasformarla in deposito di carbone, in seguito la città di Mindelo divenne un miscuglio
di di razze usi e costumi, lingue che non la avrebbero più abbandonata,
ancora adesso è l'isola più vivace dell'arcipelago, con il suo carnevale e locali
con musica dal vivo, qui la gente è tutta proiettata verso l'import export,
troppo europei per essere africani, in una sola parola " Capoverdiani".
Boavista:  l'isola più a sud, una costa più lunga di quella di Sal,
le sue spiagge bianche fanno si che sia l'oasi preferita dagli equipaggi
delle compagnie aeree che arrivano sino qui, passano il loro tempo libero tra un volo
e l'altro all'Hotel Aereoflat e lungo la larga baia stessa.

DA  NON PERDERE:
Le vecchie case portoghesi color pastello di Mindelo, 
sull'isola di Sao Vincent.
La fortezza di Sao Filipe sulla collina di Cidade Velha,
sull'isola di  Santiago, dichiarata dall'unesco patrimonio mondiale dell'umanità.
Ribeira das Fontainhas, sull'isola di Santo Antào, terrazze tagliate in equilibrio
sui picchi, quasi un piccolo Tibet.
Le dune di sabbia di Sal-Rei, sull'isola di Boa Vista.
Il grande mercato di Praia la capitale di Capo Verde e la vivace spiaggia piena
di barche e pescatori di Tarrafel, sull'isola di Santiago.
Il vulcano Pico de Fogo, sull'isola di Fogo.
Il mercato del pesce di Santa Maria e le saline di Pedra de Lume,
sull'isola di Sal.
 

 
 
Come arrivare
Aereo:    la Tacv Cabo Verde Airlines collega direttamente l'Italia all'aeroporto di Sal con due voli settimanali: da Bergamo partenza la domenica, da Roma il sabato; la durata del volo è di circa 6 ore.  La portoghese Tap effettua il servizio da Milano, Roma e Bologna, ma con pernottamento a Lisbona sia all'andata che al ritorno.  Da fine ottobre '99 anche la compagnia italiana VolareAirlines collegherà l'isola di Sal con voli charter in partenza da Malpensa.
Periodo
Tutto l'anno.  Tenendo presente che da gennaio a marzo l'aliseo tende a rinforzare, la temperatura è un poco più bassa e si può verificare il fenomeno della bruma secca , una specie di densa foschia causata dalla polvere sahariana, che in genere non dura più di un paio di giorni.
Documenti
Passaporto con visto, rilasciato dall'Ambasciata di Capo Verde a Roma oppure ottenibile tramite un'agenzia viaggi se ci si affida ad un tour operator. Il visto può anche essere rilasciato esibendo all'arrivo a Sal il passaporto con validità superiore ai sei mesi.
Valuta
Escudo Capoverdiano (ECV), non convertibile, suddiviso in 100 centavos; 1 ECV = circa 20 lire.  Le carte di credito Visa e Mastercard sono accettate solo nei grandi alberghi e nei centri maggiori: è bene quindi viaggiare con contanti o Travells' Cheques. E' conveniente portare dollari americani,
Fuso orario
Due ore in meno (tre quando in Italia vige l'ora legale).
Lingua
Quella ufficiale è il portoghese, anche se la maggioranza della popolazione parla il creolo.  Il francese, l'inglese e l'italiano sono parlati nelle principali località turistiche.
Precauzioni sanitarie
Capo Verde non è afflitto da malattie endemiche e rispetto all'Africa continentale ha buone strutture sanitarie.  Non sono richieste vaccinazioni.
Trasporti interni e noleggi
Aereo:    è il mezzo più rapido, e molto spesso l'unico, per spostarsi da un'isola all'altra.  La Tacv propone a 250 dollari un biglietto cumulativo di 3 o 5 voli che permette di risparmiare fino al 35%. Il volo Sal-Boavista a/r costa £.170.000. Oltre alla compagnia di bandiera, la privata CaboVerde Express garantisce voli con piccoli velivoli a prezzi variabili.  Traghetto: due battelli - il Barlavento e il Sotavento - effettuano un viaggio a rotazione lungo l'arcipelago.  Taxi: per spostarsi a Sal e Boavista, come nel resto del paese, il mezzo più usato è l'aluguer, una specie di taxi collettivo (costo di una corsa circa 150 ECV).  A Sal esiste anche un servizio navetta tra Espargos a S. Maria dalle 7 del mattino alle 18 al prezzo di 50 ECV. Noleggio auto: a Sal: S. Maria: Transcor, tel. 411439, Djadsal Holiday Club (4x4), Hotel Morabeza (4x4); Espargos, Meliciar, tel. 411615.  A Boavista: Sal Rei: Melitour (4x4), tel. 511110, fax 511193, oppure nei principali hotel.  A Sáo Vincente: Mindelo: Alucar, tel. 321295, Holiday Car's , tel.326570 e presso l'Hotcl Porto Grande. Noleggio MTB: è un servizio spesso fornito dagli hotel; a Sal: Djadsal Holiday Club, Hotel Morabeza e Belorizonte Boavista: Water Sport System (presso la piazza di Sal Rei), Hotel Marine Club
 Dove mangiare
A Sal: Santa Maria: Americo 's, Piscador (piano bar), Cretcheu (pesce), Funana  (sulla spiaggia, musica e danze); Espargos: Salinas (cucina tradizionale), Palmerira Da Romano (cucina italiana).  A Boavista: a parte i ristoranti degli hotel, che offrono cucina italo-capoverdiana e internazionale, a Sal Rei: 0asis (cucina capoverdiana), 5 de, Julho (ristorante-bar gestito da un italiano, musica); non mancate una cena dalla signora Luisa famosa per l'aragosta alla creola (chiedete in paese); Estoril: Tortouga Beach Club.
Cosa mangiare
La cucina capoverdiana, tributaria d'influenze lusitane, africane e brasiliane, è molto gustosa.  Non perdete la cachupa, in preparazioni più o meno ricche, con fagioli, mais, patate e manioca.  Altri piatti tipici sono la canja de galina, per le grandi occasioni, e il caldo de peixe, zuppa di pesce con banane verdi e tapioca in versione "infuocata".  Ottimo il maiale, spesso grigliato.  Pesce fresco ovunque: tonno, spada, cernie, ricciole e aragoste.
Dove,divertirsi
A Sal: Santa Maria: funana musica, canti e balli dal vivo con Milù; Calema, il bar dei surfisti; Wìnd Club e Odjo d'Agua dove si esibiscono i migliori gruppi capoverdiani.  Discoteche: Banana,SNO, Morabeza, a Santa Maria; California ad Espargos. A Boavista: Sai Rei: Esplanada in piazza e Tortuga Club sulla spiaggia; in centro la discoteca frequentata dai giovani locali.  A Sáo Vicente: Mindelo: atmosfera tecno al Marseille, coloniale al My Caffèe, storico il Cafe Lisboa, raffinato L’Espanada del Porto Grande.  Vasta scelta anche tra le discoteche, le più gettonate: Syrus, Astro, A Cave, Je t'aime.
Per chi è interessato al teatro per i ragazzi , e alle attività Didattiche per le Scuole , sull'Arte , può rivolgersi al Sito indicato Sotto , la società , gestita da Mio Zio e dalla Famiglia , ha Sede in una Bellissima struttura nelle Campagne sopra Cesena , dove è anche possibile trascorrere Qualche Giorno di Relax , in regime di Bed and Breakfast , in una Struttura immersa nel Verde , che è possibile anche Affittare per Matrimoni ed altri Eventi!.
www.artexplora.it

Ecco il Link per Visitare il Sito dell'Hotel Selfoss nei Pressi delle Omonime Cascate: http://www.selfosshotel.is/
Ecco il Link per Visitare il Sito dell'Albergo: http://www.hoteledda.is/it/hotels/hotel-edda-storutjarnir


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E Queste sono le Foto degli Interni dell'Albergo:Exterior Hotel Reina Cristina Exterior Hotel Reina Cristina Exterior Hotel Reina Cristina Exterior Hotel Reina Cristina Exterior Hotel Reina Cristina Exterior Hotel Reina Cristina Exterior Hotel Reina Cristina Exterior Hotel Reina Cristina Exterior Hotel Reina Cristina Piscina Hotel Reina Cristina Piscina Hotel Reina Cristina Piscina Hotel Reina Cristina Piscina Hotel Reina Cristina Terraza Hotel Reina Cristina Terraza Hotel Reina Cristina Mezquita Hotel Reina Cristina Mezquita Hotel Reina Cristina Mezquita Hotel Reina Cristina Recepcion Hotel Reina Cristina Bar Hotel Reina Cristina Bar Hotel Reina Cristina Patio Hotel Reina Cristina Patio Hotel Reina Cristina Restaurante Hotel Reina Cristina Restaurante Hotel Reina Cristina Restaurante Hotel Reina Cristina Biblioteca Hotel Reina Cristina Salones Hotel Reina Cristina Salones Hotel Reina Cristina Salones Hotel Reina Cristina Salones Hotel Reina Cristina Salones Hotel Reina Cristina Salones Hotel Reina Cristina Salones Hotel Reina Cristina Salones Hotel Reina Cristina Salones Hotel Reina CristinaExterior Hotel Reina Cristina Exterior Hotel Reina Cristina Exterior Hotel Reina Cristina Exterior Hotel Reina Cristina Exterior Hotel Reina Cristina Exterior Hotel Reina Cristina Exterior Hotel Reina Cristina Exterior Hotel Reina Cristina Exterior Hotel Reina Cristina Piscina Hotel Reina Cristina Piscina Hotel Reina Cristina Piscina Hotel Reina Cristina Piscina Hotel Reina Cristina Terraza Hotel Reina Cristina Terraza Hotel Reina Cristina Mezquita Hotel Reina Cristina Mezquita Hotel Reina Cristina Mezquita Hotel Reina Cristina Recepcion Hotel Reina Cristina Bar Hotel Reina Cristina Bar Hotel Reina Cristina Patio Hotel Reina Cristina Patio Hotel Reina Cristina Restaurante Hotel Reina Cristina Restaurante Hotel Reina Cristina Restaurante Hotel Reina Cristina Biblioteca Hotel Reina Cristina Salones Hotel Reina Cristina Salones Hotel Reina Cristina Salones Hotel Reina Cristina Salones Hotel Reina Cristina Salones Hotel Reina Cristina Salones Hotel Reina Cristina Salones Hotel Reina Cristina Salones Hotel Reina Cristina Salones Hotel Reina Cristina


Despues de mas de 100 años, muchos personajes ilustres han pasado por nuestras instalaciones...

Actualmente el hotel ha abierto sus puertas a una más amplia diversificación del mercado manteniendo su encanto y servicios tradicionales.
El Hotel Reina Cristina tiene ante sí un prometedor futuro que trataremos que en su día sea también brillante historia.









Fué el ferrocarril el que hizo que naciera el Hotel Reina Cristina, uno de los de más solera de España y el más antiguo de la Costa del Sol. Debe su nombre a la Reina María Cristina, madre de Alfonso XIII y que reinó hasta la mayoría de edad del Rey. La historia empezó en 1890, cuando el Gobierno Español decidió construir un ferrocarril desde Bobadilla hasta Algeciras.
El Gobierno encargó las obras a una compañía Inglesa, la "Henderson Administration" cuyo jefe era Sir Alexander Henderson, ilustre filántropo a quien Eduardo VII otorgó más tarde el título de Lord.

El Sr. Henderson estaba hospedado en Algeciras mientras las obras del ferrocarril se realizaban. Le gustó tanto la región que decidió construir un hotel en Algeciras, al lado de la última estación, así cómo otro Hotel hermano, de las mismas características del Reina Cristina en la vecina y pintoresca ciudad de Ronda (Hotel Reina Victoria). Su arquitecto fué Inglés, su estilo también Inglés, con algunos elementos hispanos.
Se abrió en 1901 y desde entonces ha tenido una clientela de aristócratas Españoles e Ingleses y de personalidades internacionales.
En 1928 el hotel ardió casi totalmente. Dos años más tarde tuvo su reapertura, con más habitaciones y los mismos salones que tiene hoy, pero con la novedad de que el patio interior quedó cerrado y convertido en "Hall Acristalado".
Las dos suites que en actualidad tiene el hotel, deben sus nombres a los ilustres visitantes que las ocuparon, tales como "Reina Cristina" y "Juan Carlos I".
Durante la Guerra Civil Española y la Segunda Guerra Mundial, el hotel permaneció abierto, sirviendo de hospedaje a muchos espías Alemanes e Italianos, que controlaban el movimiento de buques a través del Estrecho. Estos convirtieron los cuartos de baño en cámaras oscuras donde revelaban las películas que sacaban de Gibraltar.
El hotel Reina Cristina, perteneció a la cadena "Trusthouse Forte" desde el año 1963 hasta 1995, desde entonces pertenece a la cadena hotelera Hoteles Globales.
En el antiguo Libro de Oro del Hotel y reproducidas en dos placas a ambos lados de la Recepción se recogen las firmas de las personas ilustres que se han hospedado en el Reina Cristina: el Rey Alfonso XIII, los Condes de París, el Sultán de Johore, Federico García Lorca, Franklin D.Roosevelt, el Mariscal Petain, las Reinas Elizabeth de Bélgica y María Jos‚ de Italia, los Duques de Nemours, Miguel de Grecia, Idris de Libia, Don Juan Carlos y Doña Sofía, el Príncipe Murat, la Señora de Franco, Lord Halifax, Sir Arthur Conan Doyle, Charles de Gaulle, Cole Porter, Juan Belmonte, Orson Welles, Ava Gardner, Umberto de Italia, Rock Hudson, Edward Heath y muchos más.
Una de las razones históricas por las que el Hotel Reina Cristina es famoso es por haber servido de marco a la Conferencia de Algeciras. De Enero a Abril de 1906 se hospedaron en el hotel los representantes de España, Francia, Alemania, Estados Unidos, Gran Bretaña, Italia, Rusia y Marruecos, que trataron la división de este último país en zonas de protectorado entre España y Francia.
A la Conferencia de Algeciras asistió un joven periodista, Winston Churchill...

© Hotel Reina Cristina | Paseo de la Conferencia, s/n. 11207 Algeciras - Cádiz
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